martedì 14 ottobre 2014

Dall'attualità al peso della MEMORIA


Nel  compleanno di Hannah Arendt, filosofa, scrittrice, storica, Hannover 14 ottobre 1906 -  New York  4 dicembre 1975 è un dovere  parlare di  privazione dei diritti civili e di persecuzioni subite.
Noi tra diversi coraggiosi TESTIMONI incontrati abbiamo conosciuto personalmente SILVANO LIPPI, recentemente scomparso.
14-10-2014
Carissimi familiari di Silvano,
ho saputo solo ieri della scomparsa di Silvano e ne sono rimasta tanto addolorata, l’ultimo incontro a gennaio, gli ultimi contatti in primavera per una lezione che avrebbe dovuto tenere a scuola con i ragazzi che già aveva conosciuto in passato.
Il suo impegno un insegnamento, la sua vita un monito, il suo linguaggio semplice e sincero pareva voler sussurrare non gridare  gli orrori vissuti. L’onore di averlo conosciuto, incontrato più volte anche insieme ai miei alunni durante le riprese per il dvd allegato all’ ultimo libro“ 39 mesi 60 anni dopo”. E che dire di  quell’ ingenuo rammarico ripetuto più volte per il microfono da me sorretto nell’ occasione della registrazione, un regalo irripetibile. Una persona semplice, speciale con un passato orribile di cui ci ha reso testimoni.
 Quante occasioni mancate, per pudore per non voler interferire con i suoi molteplici impegni e poi… il dispiacere di non aver potuto lanciare un ultimo saluto  “ CIAO SILVANO, resterai nei nostri occhi, nelle nostre orecchie, nelle nostre menti e nei nostri cuori,  in nome tuo ci faremo portavoce di iniziative sul valore della memoria che da grande Maestro ci hai insegnato. GRAZIE! UN milione di GRAZIE! ”
Un caro saluto affettuoso ai familiari che spesso rammentava con grande affetto ritraendone un quadro esemplare successivo al buco nero, drammatico del ricordo ed a tutte le persone che hanno condiviso con Lui i tempi brutti, quelli migliori e l’ultimo periodo prezioso di vita.

Spero che riusciremo con i ragazzi, nella  scuola, a costruire una giornata di commemorazione
dal ricordo ...una speranza...
  
  
Recensione di Laura Tussi 4 giugno 2012
Silvano Lippi "39 Mesi - 60 Anni dopo", Edizioni Multimage, Firenze 2012
Silvano Lippi, dopo l'Armistizio dell'8 Settembre 1943, si rifiuta, in qualità di militare, di aderire alla Repubblica Sociale Italiana di Salò (RSI). Per 39 mesi subirà la prigionia e la deportazione nei campi di concentramento e di sterminio nazifascisti. Dopo sessant'anni decide di raccontare, di testimoniare.
In questo libro un uomo, un uomo solo, narra una tragica vicenda. Una scelta, una decisione che segnano  la vita. Uno spartiacque tra la barbarie, il terrore, l'oscurantismo e il desiderio di pace per un futuro diverso. Quest'uomo compie una svolta decisiva nella propria esistenza. Dopo l'8 settembre 1943, come militare, decide di non allearsi con la Repubblica Sociale di Salò. Il suo destino è raccapricciante, allucinante, inverosimile: per 39 mesi sarà costretto alla prigionia e al lavoro coatto, dapprima nei campi di concentramento dell'Egeo (Rodi, Samos, Leros, ed altri), poi in Germania, nei campi di lavoro, tra i quali quelli situati nelle gallerie, poi a Norimberga e infine nel campo di sterminio di Mauthausen.
Quest'uomo, sessant'anni dopo, decide di consegnare alla storia il proprio racconto, in una testimonianza lucida, pacata, commossa, priva di rimorso, di rancore, di vendetta. Una testimonianza che vuole raccontare in termini incisivi la realtà terrificante delle deportazioni nazifasciste di militari italiani dopo l’Armistizio. Il protagonista della vicenda è Silvano Lippi.
Quando nel 1945, finita la guerra, tornò a Firenze, iniziò per lui un periodo di grande sofferenza e tormento interiore. Per non dimenticare, cominciò a stendere degli appunti sul proprio passato. Scrivere,  lasciare testimonianza  gli pareva  essenziale e  importante. Così cominciò anche a raccontare. Nessuno sapeva. L'incredulità, il silenzio erano spesso la risposta ai suoi racconti che non sembravano verosimili. A Silvano sono stati necessari ben sessant'anni di riflessione, tormento e sofferenza per arrivare alla decisione di scrivere e raccontare i tragici avvenimenti di cui è stato protagonista.

Questo libro, una cronaca intensa e sofferta nasce dal bisogno di Silvano di esternare tutto quello che ha trattenuto in anni di silenzio nei propri ricordi, nelle sofferenze, nelle lacerazioni di quei giorni terribili con la necessità impellente di parlare, raccontare, testimoniare. Questo scritto non ha pretese letterarie, ma vuole solo far conoscere un'esperienza vissuta in un tempo fra i più bui della storia dell'umanità. Un periodo in cui avere e manifestare idee diverse da quelle dominanti del fascismo e del nazismo costava addirittura la vita, con la deportazione nei lager della morte. Il rifiuto di quest'uomo alla Repubblica di Salò, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, è stato pagato a caro prezzo con la deportazione che toccò a molti soldati italiani sul fronte dell'Egeo. La storia di Silvano inizia nel 1937, quando, a soli 15 anni, fu obbligato a frequentare le adunate presso il Circolo Rionale Fascista, come avanguardista, cominciando il forzato indottrinamento politico. I giovani venivano impegnati in esercitazioni ginniche per essere inquadrati nei “valori” del fascismo. Silvano ha sempre sentito, nel proprio intimo, un rifiuto a tutto quell'apparato che il regime esaltava, ma fu obbligato ad arruolarsi. La sua vicenda vede comunque la scelta epocale del dissenso, dell'opposizione viscerale al Male, al terrore nazifascista, alla barbarie che imperavano in tutta Europa, con lo schiavismo dei deportati e l'annientamento di tutti gli oppositori al regime.

lunedì 13 ottobre 2014

Il mondo intorno alla scuola

La scuola è il mezzo principale per combattere IGNORANZA, MISERIA e SOPRAFFAZIONE, queste le parole di approvazione del filosofo ed economista Amartya Sen ( già  Nobel nel 1998) rispetto all'assegnazione del premio NOBEL per la pace a Malala Youssafzay ed a Kilash Satyarthi, un premio, venerdì 9 ottobre 2014,  che va diritto al cuore per la determinazione della giovane studentessa nell'affermare il diritto allo studio per le donne e per l'assoluta caparbietà dell'attivista indiano nel voler sottrarre minori alla schiavitù ed allo sfruttamento. Non pensiamo India e Pakistan, stati nemici e lontani, oggi non esiste lontananza, esistono occhi che ci guardano parlare di crisi e di recessione increduli rispetto ai diritti raggiunti dall'occidente ed ai bisogni ben lungi da quelli primari soddisfatti.
La scuola dunque, il ruolo fondamentale dell'istruzione, la lotta contro l'ignoranza è questo che ci salverà da un destino di degrado. Questo riconoscimento è un INNO che si leva a gran voce, con la scuola si può, con la scuola si può andare avanti tutti per una cultura di civiltà che deve essere riconosciuta ed affermata.
In quanti ormai hanno capito questo semplice e fondamentale concetto e noi... mentre stiamo discutendo di Buona Scuola futura senza coraggiosi investimenti pubblici certi, in attesa di confronti e suggerimenti dal basso ( un falso democratico) osserviamo i nostri studenti, insoddisfatti già in piazza per rivendicare diritti...


Due Nobel per la pace a persone impegnate in una lotta che coinvolge milioni di bambini in tutto il mondo, come riconoscimento a tutti i difensori dei diritti umani disposti a dedicarsi  totalmente alla promozione dell’educazione e dei diritti degli ultimi nell'infanzia, essenziale per il futuro del mondo

Malala, con la apparentemente  banale e semplice richiesta di soddisfare il diritto umano fondamentale all’ istruzione rappresenta il coraggio incarnato da una ragazzina che si è vista umiliata e diseredata ma determinata a non lasciarsi sconfiggere.
Kailash Satyarthi ha dedicato la sua vita ad aiutare i milioni di bambini che in India sono ridotti in schiavitù e costretti al lavoro in condizioni ignobili. Il suo premio è un riconoscimento alla instancabile campagna condotta da decenni dagli attivisti della società civile contro la tratta dei bambini e il lavoro minorile in India.
E’ questo il senso profondo del riconoscimento a Malala Yousakzay e a Kailash Sathyarthi, entrambi impegnati a salvare giovani dall’ignoranza e dallo sfruttamento. 
La pace nasce nelle scuole, perché la cultura della pace non è istintiva come la violenza, ma va insegnata e appresa. La cultura della pace deve essere inserita in ogni curricolo  e rinforzata negli anni, basata su aspetti quali tolleranza, autocontrollo e solidarietà

Malala ha ricevuto la notizia a scuola, frequentando  infatti le superiori a Birmingham, in Gran Bretagna, dove è rimasta  in seguito alla delicata operazione dopo l’aggressione subita.

Malala Yousafzay dall’età di dieci anni  si batte per il diritto all’istruzione delle donne nei paesi musulmani. Nel 2009  ha affidato alla BBC un diario in forma anonima nel quale descriveva la vita sotto il dominio dei talebani nel suo paese e l’esclusione delle ragazze dalla vita scolastica. Questa scelta le costò tre anni dopo una punizione. I talebani provarono a spararle mentre tornava da scuola a Mingora, nella valle di Swat. La ragazzina rimase gravemente ferita a testa e collo ma dopo essere sopravvissuta, è diventata uno stendardo per la lotta ai diritti delle bambine, tanto che il 12  luglio del 2013, in occasione del suo sedicesimo compleanno è stata invitata a parlare all’assemblea della gioventù delle Nazioni Unite a New York per lanciare la sua campagna per il diritto all’istruzione Le sue parole, che hanno lasciato i ragazzi presenti e tutti i politici a bocca aperta, risuonano ancora oggi : “I libri e le penne sono uno strumento potente ma  l’educazione è la migliore arma a chi vuole fare del male”.
 “Malala è figlia delle Nazioni Unite – interviene soddisfatto Ban Ki Moon –  Con il suo coraggio e la sua determinazione ha mostrato ciò che i terroristi temono di più : una ragazza con un libro in mano. Attraverso il semplice atto di andare a scuola è diventata un’insegnante globale e l’Onu continuerà a stare al suo fianco nella lotta contro l’estremismo, per il diritto delle ragazze di tutto il mondo di essere libere dalla violenza e di poter andare a scuola”.

Kailash Satyarthi,   operatore sociale indù di 60 anni, dagli anni novanta si occupa dei diritti dei minori in India. Ha partecipato a campagne internazionali e da svariati anni lavora per la Bachpan Bachao Andolan, gruppo indiano impegnato non solo nella difesa dei diritti dei minori ma soprattutto nella lotta contro il traffico di esseri umani. Ha dato vita ad alcuni importanti progetti lavorando nella South Asian Coalition on Child Servitude, nata in India nel 1989, che negli ultimi anni ha difeso minori in situazioni di sfruttamento. Il suo impegno ha permesso di liberare almeno 80.000 bambini dalla schiavitù, favorendone la reintegrazione sociale. Negli oltre 25 anni di attività a difesa dei diritti dei minori, Satyarthi ha partecipato a numerose campagne internazionali come la Marcia globale contro il lavoro minorile, attirando su di sé l’attenzione di tutto il mondo. Come presidente della Marcia, intervenne nel maggio 2004 a un convegno organizzato da Cgil, Cisl, Uil e Mani Tese sostenendo  che “Basterebbero tre giorni di spesa militare mondiale -pari a 11 miliardi di dollari-  per far sparire la piaga del lavoro minorile attraverso l’ istruzione data ai 246 milioni di bambini lavoratori”.


Gli estremisti e non solo temono penne e libri,  il potere dell’educazione li spaventa. Hanno paura delle donne. La forza della voce delle donne li spaventa. Questo è il motivo per cui hanno trucidato 14 studenti innocenti a Quetta, pochi mesi dopo l’attentato a Malala. Ed è per questo che i talebani uccidono insegnanti, soprattutto donne, e distruggono le poche scuole attive in Pakistan.
Quella islamica è una religione di pace, umanità e fratellanza. Ed è ciò che ispira tanti musulmani moderati come Malala, che lottano affinché l’educazione sia per ogni bambino un diritto e per ogni governo un dovere e una responsabilità, e un operatore sociale indù di 60 anni, che in decenni di lotta non violenta ha salvato almeno 80.000 bambini-schiavi.
Questo riconoscimento oggi è un segnale importante, che accomuna due realtà costantemente in conflitto che potrebbero trovare  in questa occasione una interessante opportunità.
Quando le spinte come in questo caso vengono dal basso non dalla politica, da chi si è impegnato in prima persona ci permettono di nutrire tante speranze, infatti tutti noi abbiamo l’opportunità di reagire per  cambiare le cose che non vanno.
UN segnale che obbliga ad ingenti investimenti x costruire il futuro

 QUESTO IL MESSAGGIO DA FAR CIRCOLARE TRA  I NOSTRI RAGAZZI non solo aprire gli occhi su ciò che di drammatico accade  ma mettere in risalto modelli positivi e propositivi

mercoledì 3 settembre 2014

A lezione con Recalcati

"L'ora di lezione" 
di Massimo Recalcati affronta una tematica scottante ed attuale nel momento in cui ancora di riforma della scuola, anzi del patto educativo,  si parla senza l'intenzionalità di modificare, di fatto, proprio niente o meglio niente nell'ottica del rinnovamento su come fare scuola, su cosa rappresentano oggi i vecchi cicli scolastici senza più ragione di esistere così come sono strutturati, sul diritto allo studio da regolamentare giuridicamente, sul concetto di accompagnamento ed orientamento nell'obbligo che, val la pena di ricordare, si completa a 16 anni.
I maestri che hanno acceso le stelle filanti del desiderio non sono molti ieri ed oggi rappresentano una minoranza, ma esistono senza ore aggiuntive e corsi raccattati di formazione, esistono poiché credono fermamente in quello che fanno.  Invito alla lettura del testo, procedo anch'io per affrontare il tema più avanti con maggiore competenza. 
IL libro è stato un piacevole incontro, mi ha permesso di condividere il principio dell' amore del docente verso ciò che insegna e verso colui a cui insegna, sentimento speciale che permette di superare  le barriere dell'ordinario e fa dell'incontro un' apertura verso il mondo; si comprende quindi che l'incontro buono  è quello che apre, dischiude, incuriosisce, illumina, quello cattivo respinge, chiude, argina; la scuola è fatta di incontri e di questi si nutre, un'ora di lezione con chi sa trasformare i libri in corpi erotici, in desiderio non in macigni che schiacciano può cambiare la vita; ne sono convinta e ringrazio Recalcati,  illuminato da pochi docenti nella sua difficile carriera scolastica, per averci affascinato con questo bel testo.
Le due derive della scuola odierna sono purtroppo condivisibili: 
*la vita scolastica una gara, chi rimane indietro perde ( una lezione sulla dispersione scolastica egregia), il vecchio rigore
*la vita scolastica  un gioco poiché deve divertire per motivare ( la nuova pedagogia dei progettini mordi e fuggi) la nuova deriva 

Un bel testo per ripartire accendendo le stelle filanti del desiderio
 Per chi voglia ascoltare l'incontro a CHE TEMPO CHE FA

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-02ebf826-2818-480d-aba9-54f6f0fba584.html

Non sono sparita ma in pausa di riflessione, infatti interessanti spunti e chiarimenti sull'ormai lanciato Patto Educativo ampliano finalmente il dibattito, sempre piuttosto sterile all'inizio dell'anno scolastico. Un PATTO è un' intesa, un accordo, per comunicare e  uno scambio costruttivo di vedute per cambiare insieme; inizio interessante e propositivo...ma cosa si voglia cambiare, da quale base si voglia partire non è ancora ben chiaro.
Assunzione precari, benissimo, ma il rapporto alunno docente appare già molto alto rispetto ad altri livelli europei...
L'organico funzionale sicuramente un ottimo risvolto...
Merito, benissimo ma il merito non appare evidente solamente di fronte ad un maggior carico di lavoro  solamente orario...
Ampliamento dell'offerta formativa, benissimo ma in che direzione, ore pomeridiane su quale scelte, con quali criteri, dobbiamo ancora digerire il pasticcio dell'ora di APPROFONDIMENTO inserita senza nessuna logica solo per far quadrare il nuovo orario cattedra nella sottrazione di ore di italiano indispensabili... e che dire della cenerentola geografia, della storia difficilmente valorizzabile in tempi così ristretti, dello sfasamento nella scuola secondaria di primo grado tra storia e storia dell'arte...del problema dell'apertura delle scuole nel pomeriggio, delle mense inesistenti per i rientri...
Spunta ad oggi anche una riflessione sul tanto criticato esame di maturità, la rilettura appare un po' debole, no commissari esterni, no tesine di approfondimenti...ma  non sarà che in questo piano da concertare in molti non siano chiari i punti fondamentali: chi fa cosa, in che tempi e con quali modalità, per raggiungere quali risultati...si parlerà per caso del solito risparmio mascherato?
Ben vengano le  sbandierate consultazioni, necessarie ed opportune, sul sito labuonascuola.gov.it...
Ma c'è qualche cosa che non appare chiaro, urge una seria valutazione del sistema, dei risultati, dei dirigenti e dei docenti. Quanto si è disposti ad investire? Ecco la domanda, a fronte di consultazioni e rivoluzioni, quale ingente cifra sarà messa a disposizione per una crescita valoriale non rivolta soltanto a  fornire un contentino ai tanto disperati precari, o meglio a risparmiare su altri fronti?? Si parla di investimenti massicci, di 3 miliardi a regime, siamo certi? In che direzione vogliamo andare per innalzare il livello dell' istruzione, la qualità, visto che, purtroppo siamo collocati al trentaquattresimo posto su 37  paesi presi in esame.
Ancorare la carriera all'anzianità di servizio non sarà gran cosa ma agganciarla arbitrariamente alle ore aggiuntive saltellanti, o ad incentivi privi di criterio di fondo, non sembra migliorare la critica situazione; la carriera dovrebbe essere basata sul merito valutato in risultati ottenuti, in gradimento motivazionale e in capacità di innovare sostanzialmente quelle tetre grige lezioni noiose che prevedono immobilismo di corpi e cervelli.
Ieri, 15-09 Mario Pirani su La Repubblica in un interessante articolo sostiene che la svolta potrà avvenire con il completamento del percorso dell'autonomia, punto necessario di partenza della RIFORMA poiché senza RIFORMA non si RIPARTE, altro che piani e piani...

Mi piace riportare seppur parzialmente un articolo di Giuseppe Bagni,  presidente nazionale del CIDI,  dal titolo accattivante e chiaro "L'orizzonte e la strada" datato 8 settembre 2014
Il positivo che affiora nello scritto
...
senza convergenza di intenti e di forze non si va da nessuna parte. E' quello che ogni
insegnante stringe con i propri allievi, in forma implicita, molto spesso senza parole
e senza esserne del tutto consapevole, ma è il presupposto indispensabile per fare
un percorso insieme a qualcuno. Insegnare alla fine è questo.
Soprattutto è convincente quel mettere avanti a tutto la soluzione del problema
del precariato e la piena realizzazione dell'organico dell'autonomia. Non si può
minimizzare parlando di ennesima sanatoria o furbizia strappa voti. Un collegio
docenti con le percentuali di precari di oggi diventa un collegio precario. Senza
stabilità ogni progetto è costruito su palafitte fragili. Con un organico certo che
garantisce risorse aggiuntive da assegnare alle varie attività di coordinamento e
ricerca l'autonomia può davvero avere gambe per camminare.
Mi piace che il documento riconosca la complessità del lavoro dei docenti. Si
riconosce che gli insegnanti devono sviluppare nei loro allievi modi di pensare e di
essere, non solo trasmettere un sapere codificato. Si sostiene finalmente che
l'entrata a scuola per un insegnante non è la fine della sua formazione, ma solo
l'inizio di un altro modo di formarsi, dando un riconoscimento di qualità alla
formazione che si può fare nella scuola stessa, dato che “un docente è il
formatore più credibile per un altro docente”.
Il negativo in risalto
...
Ma un orizzonte non basta. Si deve anche indicare una strada che lo avvicini se
vogliamo che orienti l'agire quotidiano. E sulla strada non sono d'accordo.
Con il portfolio di competenze professionali messo on-line e consultabile da tutti si
rende pubblico, ma contemporaneamente sempre più personale (e privato) il
profilo professionale di ogni insegnante. Il suo ritratto più fedele non si fa con un
teleobiettivo che lo stacca da uno sfondo che sfuma, ma con un grandangolo
che mette a fuoco il soggetto dentro uno sfondo nitido. Le foto di scuola sono
sempre foto di gruppo. Di questa dimensione collegiale, componente essenziale
della professione non c'è traccia nel documento, che suddivide in modo
condivisibile i crediti tra didattici formativi e professionali, ma facendone l'unico
elemento di progressione di carriera spinge alla migrazione da una scuola all'altra,
a caccia delle "peggiori" in cui i propri "meriti" luccicheranno di più. Un
atteggiamento professionale di cui non c'è traccia, per nostra fortuna, in altre
professioni: non tra i medici che cercano ospedali ben attrezzati, né tra gli
avvocati che ambiscono ad entrare negli studi più prestigiosi.
La strada non può essere questa. Questa rischia di far uscire i docenti dal "grigiore
dei trattamenti indifferenziati" per farli entrare nel grigiore della corsa ai 60 euro.
Non tanto per la cifra che è oggettivamente esigua, quanto per non sentirsi tra gli
esclusi, gli accantonati. E mi auguro che su questo punto si possa ritornare, visto
che sarebbe sufficiente reintrodurre un riconoscimento anche minimo agli anni di
servizio, accanto ai nuovi "scatti di competenza", per significare che sappiamo
esistere un lavoro valido e meritevole anche se non si presta a documentazione e
certificazione. Ma soprattutto dimentica che se è vero che una buona scuola è
fatta da buoni insegnanti, è anche vero che è la buona scuola a far buoni gli
insegnanti. Un insegnante non può essere bravo da solo. E' un professionista che
opera in una istituzione “costituzionale” finalizzata a realizzare un progetto
educativo pubblico e quindi inclusivo. Si tratta di una professione cooperativa e
relazionale. Unica: non ci sono modelli esterni da adattare allo scopo.
Il rischio grande è che la valutazione della professionalità di un singolo docente
rafforzi l'idea che la scuola debba essere ancora organizzata secondo un modello
tayloristico, dove ciascuno fa il lavoro assegnato e lo può fare più o meno bene. Il
valore di un docente non è una prerogativa esclusivamente individuale. Nasce e
cresce dentro il contesto-scuola che, in quanto comunità di lavoro, è un sistema di
relazioni e di pratiche professionali sociali. Non si può valutare/premiare il docente
sulla base dei suoi crediti individuali, ma solo valutando contemporaneamente la
scuola.
La valorizzazione degli insegnanti ha senso se significa valorizzazione
dell'insegnamento efficace, perché il cambiamento che davvero serve si chiama
“qualità” del fare scuola.
Concordo pienamente con questa VISIONE
Banchi in tristi file, con spigoli in un ambiente piccolo, tutti  guardano avanti
per  non fare ma ascoltare per ore ed ore, interminabili ore noiose


lunedì 1 settembre 2014

Costruire legalità nella partecipazione



PARTIRE DAL PASSATO PER MEDITARE SUL PRESENTE E COSTRUIRE IL FUTURO

 Vale lo sforzo di  ricordare a tutti non solo ai nostri giovani le tappe della  LIBERAZIONE, così importanti per la nostra storia recente, 70 anni fa accadeva infatti  che fossero LIBERATI, in un succedersi di episodi cruenti, i paesi e le cittadine della  provincia.

 Dopo le disgrazie della seconda guerra mondiale ancora dobbiamo tener viva la  memoria, troppi eventi fortemente drammatici hanno lasciato dolore e tracce  indimenticabili per molti. Gli eccidi nazifascisti sono ancora vivi in pochi superstiti  ma devono essere nei nostri occhi perché non possano- debbano ripetersi quei  drammi umani, sociali, che hanno coinvolto centinaia di persone lungo la linea gotica  e di cui ancora oggi non conosciamo nel dettaglio la storia (purtroppo le storie di  questi giorni non aiutano).
Ricordare tutti coloro che hanno dato la loro vita per un' Italia libera e giusta e che ci  hanno  trasmesso un messaggio di speranza, di giustizia e di pace è un dovere  morale; il recupero della memoria in ogni suo aspetto rappresenta un valore  altissimo per tutti noi, in particolare per i nostri giovani troppo spesso incapaci di  guardare il presente per la scarsa conoscenza del recente passato.

Aiutiamoli, motivandoli, a ripercorrere le tracce della nostra storia attraverso una      partecipazione attiva ed un reale coinvolgimento privo di retorica, con letture,  passaggio di testimonianze, invito a ricercare e rileggere il territorio, facciamo che i  più grandi trovino le parole per narrare ai più piccoli in una staffetta di consapevole,  realistica cittadinanza.

 I giorni della Liberazione: Provincia di Firenze

Montaione 17 luglio 1944
Gambassi Terme 19 luglio 1944
Tavarnelle Val di Pesa 23 luglio 1944
Barberino Val d'Elsa 23 luglio 1944
Certaldo 23 luglio 1944
Castelfiorentino 23 luglio 1944
Greve in Chianti 24 luglio 1944
Montespertoli 27 luglio 1944
San Casciano in Val di Pesa 27 luglio 1944
Figline Valdarno 29 luglio 1944
Rignano sull'Arno 3 agosto 1944
Impruneta 3 agosto 1944
Bagno a Ripoli 4 agosto 1944
Scandicci 4 agosto 1944
Incisa in Val d'Arno 5 agosto 1944
Lastra a Signa 5 agosto 1944
Reggello 9 agosto 1944
Firenze 11 agosto 1944
Pontassieve 21 agosto 1944
Pelago 24 agosto 1944
Fiesole 1 settembre 1944 oggi, iniziative celebrative. Ore 17,00 Terrazza del Teatro Romano di Fiesole 
presentazione del volume "L’Archivio del Comitato di Liberazione Nazionale di Fiesole" a cura di Marta Bonsanti
Sesto Fiorentino 1 settembre 1944
Fucecchio 1 settembre 1944
Campi Bisenzio 2 settembre 1944
Montelupo Fiorentino 2 settembre 1944
Vinci 2 settembre 1944
Cerreto Guidi 2 settembre 1944
Empoli 2 settembre 1944
Capraia e Limite 3 settembre 1944
Signa 4 settembre 1944
Vaglia 6 settembre 1944
Calenzano 6 settembre 1944
Londa 9 settembre 1944
San Piero a Sieve 10 settembre 1944
Vicchio 10 settembre 1944
Dicomano 10 settembre 1944
Barberino di Mugello 11 settembre 1944
Scarperia 11 settembre 1944
Borgo San Lorenzo 11 settembre 1944  
stiamo cercando di coinvolgere gli studenti per una giornata di celebrazione e condivisione
Rufina 11 settembre 1944
Firenzuola 19 settembre 1944
San Godenzo 20 settembre 1944
Palazzuolo sul Senio 25 settembre 1944
Marradi 25 settembre 1944 
"LA Resistenza è stata qualcosa di più dell'ideologia di un partito: qualcosa di più profondo, di più universale, di più penetrante nei cuori, come una sintesi, come una promessa, come una volontà di comprensione umana"
                                                                                                                                                                                                                                                                                            Piero Calamandrei

Ritualmente a settembre si straparla di scuola

Rientro da vacanze quasi autunnali con la solita ritualità.
ci comunicano che la  riforma...sarà rimandata di 15 giorni, possibile? Ma nessuno ancora è a conoscenza che l'anno scolastico inizia oggi, che i docenti saranno convocati in questi giorni per rivedere l'organizzazione annuale ideando nuovi ( troppo spesso già vecchi) percorsi, che le aule si riempiranno intorno al 15 settembre di bambini/ragazzi già annoiati dalla stessa idea del rientro, la solita beffa? Inizio a scatola vuota, tra 2 o 3 settimane vedremo i contenuti, per ora negli annunci altisonanti scarsamente valoriali, nonostante siano stati sbandierati come grande innovazione e con  il solito cambiamento/rinnovamento evocato di innovativo si è visto ben poco.
Tralasciamo il precariato, nota dolente difficile da affrontare e tantomeno risolvere in cui le reali vittime non appaiono i docenti ma i discenti sottoposti a continui cambiamenti, privati di riferimenti stabili e credibili per la propria formazione; tralasciamo la valutazione dei docenti tramite incentivo sulla quantità e non sulla qualità, fare di più, coprire servizi saltellando tra le classi risponde a criteri di risparmio oggi chiamato ottimizzazione non di professionalità; è sempre esistito il modus vivendi  di alcuni insegnanti, non certo i più impegnati,  atto a  racimolare ore in più e dare disponibilità per supplenze con compensi non vili a fine mese ma non sicuramente miglioramento del servizio; tralasciamo il team di menagement: dirigente ( sic ai concorsi), docenti senior e via discorrendo, ma dove siamo stati fino ad oggi? Nella scuola esiste il dirigente, il vicario, il collaboratore facente funzione di segretario ed un numero imprecisato di funzioni strumentali, chiamate anche funzioni obiettivo, con appellativi sempre diversi nell'alternanza dei governi ma con medesimi ruoli, monitorare bisogni nei vari settori e proporre soluzioni creative visti gli scarsi finanziamenti, andare a caccia di bandi per racimolare qualche risorsa da utilizzare per accoglienza stranieri, politiche ambientali, recupero e disagio scolastico, orientamento e chi più ne ha più ne metta...
Detto questo cosa resta? L'inglese sbandierato da ben 15 anni, la formazione docenti obbligatoria senza stabilire  in quale direzione, cosa ancora...?
Urge una rivisitazione totale della scuola che sia una rivoluzione culturale per tutti, docenti e discenti, non chiamiamoli utenti per cortesia; abbassare le distanze tra scuola e famiglie, obiettivo fallito con  i decreti delegati, oggi svuotati di significato; stabilizzazione docenti, organico di fatto e di diritto; formazione permanente per aree territoriali, con obiettivi chiari e condivisi in base a precise ed individuate emergenze; rivisitazione e rinnovo dei contratti, urge infatti  un contratto unico, dignitoso per tutti i lavoratori della scuola ormai doverosamente in possesso di laurea ed abilitazione; aumento delle ore per progettazione condivisa e revisione di quanto programmato come nella scuola primaria non per copertura servizi/supplenze.
Urge una visione illuminata, strutture decorose e sicure, ambienti di apprendimento stimolanti ed accoglienti per tutti, orari flessibili, una professionalità docente viva e tanta ricerca e sperimentazione, documentazione dell'agito ed un monitoraggio del percorso intrapreso per raggiungere obiettivi e finalità esplicitati e poi  tanta qualità, alta, riconosciuta, valorizzata; insomma non la solita politica del problema scuola da risolvere senza un disegno unitario ma con toppe e rattoppi che lasciano le cose così come sono, magari modificandone, in risposta ai soliti illusi, solo il nome, come è avvenuto nelle ultime legislature.
Troppi tagli negli trascorsi dieci anni, servono investimenti ingenti, non credo che l'ingresso degli sponsor sia una scelta equilibrata, ma la scuola di qualità ha un costo a cui corrisponde un alto valore sociale di crescita.
 Le INDICAZIONI  per il curricolo verticale sono state una buona partenza, bisogna ora rendere possibile quel progetto nella sua completezza.

mercoledì 6 agosto 2014

NOI CI SIAMO? GAZA, stragi e violenze, odio e terrore:

Per raccontare ai ragazzi, ai giovani, ad amici e parenti che la Palestina è sotto occupazione militare israeliana dal 1948
e da quel momento:
 -  circa 10 milioni profughi palestinesi sono costretti a vivere in altri paesi perché non gli è permesso di ritornare nelle loro case, di questi centinaia di migliaia vivono in campi profughi

Cisgiordania

-  nel 2002 Israele ha costruito un muro intorno ai centri abitati palestinesi, ad oggi ne è stato costruito l’80% e una volta ultimato sarà lungo 760 km. Il muro è stato costruito da Israele con la scusa di doversi difendere e in questo modo limita i movimenti di più di 1.700.000 palestinesi che vivono in Cisgiordania e che viola la risoluzione ONU (ES-10/15 del 2004) è stato considerato illegale anche dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja nel 2004

  - In Cisgiordania e a Gerusalemme est (che è zona palestinese) sono in continua crescita le colonie israeliane, anche queste illegali secondo il Diritto Internazionale, nel 2012 si stimavano 250 colonie con 520.000 abitanti (Fonte B’Tselem) che arrivano da tutte le parti del mondo. Queste colonie sono collegate da strade riservate solo agli israeliani.

  - per spostarsi da una parte all’altra del muro dove ci sono parenti e amici o magari il posto di lavoro i palestinesi devono passare per dei checkpoint sotto contro israeliano e i tempi di attesa possono essere molto lunghi e il militare di turno ha la discrezionalità di fare passare o meno il/la palestinese

 - i contadini e i pastori che stanno vicino alle colonie israeliane in Cisgiordania vengono attaccati dai coloni che vanno in giro armati di pistole e fucili (per autodifesa!) 

 Striscia di Gaza

 - la più grande prigione a cielo aperto e la zona più popolata al mondo, grande 360 km² abitata da 1.800.000 persone (più della Sardegna che è 67 volte più grande) 

 - chiusa a nord da Israele e sud da Egitto, questi due stati decidono chi e quante persone far uscire (Israele solo casi sanitari gravi, cooperanti e giornalisti NO altri palestinesi; Egitto solo casi sanitari gravi, giornalisti, qualche attivista e alcuni palestinesi con richieste particolari)

- 80% vive di aiuti umanitari; 40% disoccupati

-  contadini vengono sparati al confine dove c’è unico pezzo di terra della striscia coltivabile  e i terreni vengono bruciati e distrutti con le ruspe dell’esercito israelian

-  i pescatori vengono sparati e le loro barche sequestrate dalle imbarcazioni nella marina militare israeliana se superano le 6 miglia (Accordi di Oslo del 1992 prevedevano 20 miglia di navigazione)

-  Anagrafe: Israele controlla il registro di stato civile della popolazione. Ogni palestinese deve essere registrato dal ministero dell'Interno israeliano. A sedici anni, su richiesta, gli viene rilasciata una carta di identità. Le informazioni sulla carta, segnala Haaretz, sono scritte in ebraico.

- prodotti alimentari: Al Jazeera e il quotidiano israeliano Haaretz pubblicano nel 2007 la ricerca dell'esercito d'Israele il quale ha calcolato qual è il minimo di calorie che un palestinese che abita nella Striscia di Gaza deve assumere per non essere malnutrito nonostante il blocco. Tradotto in cifre, le calorie "sufficienti" corrispondono a 1.836 grammi di cibo per persona, e a 2 milioni e mezzo di tonnellate di cibo in totale per l'intera popolazione di Gaza.

- Corrente elettrica: Gli impianti elettrici di Gaza presentano seri problemi e  resta arduo introdurre il carburante per il funzionamento della centrale elettrica di Gaza un po’ da Egitto e un po’ Israele. Sono 7 le ore di elettricità al giorno, chi si può permettere un generatore e il carburante può avere più ore a disposizione.

-  Acqua: 90% non è potabile acqua salmastra in alcune zone (2 km mare) dove la falda acquifera si trova a nove metri sotto il livello del mare e l’acqua marina si infiltra nella falda

-    In 5 anni la striscia è stata bombardata 3 volte:

    2008 Piombo Fuso: quasi 1400 morti e 5300 feriti 11.154 case distrutte

    2012 Colonna di difesa: 171 morti 1000 feriti   

   2014 Bordo protettivo: ad oggi 4 agosto 2014: 1.830 morti, 9.200 feriti, 400.000 persone sfollate dalle proprie case e 10.000 case parzialmente o completamente distrutte. Ma i numeri crescono minuto dopo minuto

 2 – ESISTE UNA  campagna per contribuire a costruire il movimento internazionale BDS contro il regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid, la conosci?

Lanciata dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni della società civile palestinese nel 2005 e ispirata dal movimento contro l’apartheid in Sudafrica, la campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) è ormai un diffuso movimento internazionale.

La campagna BDS si sta dimostrando capace di ottenere un sostegno di massa e di convincere aziende, istituzioni culturali, artisti e governi ad aderire o osservare il boicottaggio di Israele. 

 Se interessati, per maggiori informazioni: 
http://www.bdsitalia.org/index.php/campagna-bds/1406-8-modi

LA STORIA NON FA SCONTI, i conflitti esistono, le armi si vendono, non sempre  facile capire da che parte stare ma... 

Non potremo dire " IO NON c'ero"

venerdì 1 agosto 2014

Governo battuto e ignoranza al senato


ERRORE /ORRORE
La prima pagina del quotidiano La Repubblica di oggi  venerdì 1 Agosto ci sbatte in faccia una bella/brutta foto con mega cartelli di apparente inno alla DEMOCRAZIA, non entro nel merito delle scelte, delle opportunità e della dignità di chi ci governa ma l'ignoranza non è ammessa per chi in un mese ha occasione di intascare quanto noi comuni mortali in un anno; parte degli introiti dovrebbero essere usati per lezioni di Galateo, di Bon Ton, ma soprattutto di ITALIANO.
Possibile imbattersi in bella vista in scritte a caratteri cubitali del tipo " Qual' E' merce di scambio?" Orrore grida la prof, errore umano gridano in molti, ma che vuoi che sia se a governarci appare evidente che abbiamo un manipolo di somari! QUALE, recita qualunque alunno dignitoso, si tronca in QUAL sia davanti a vocale sia davanti a consonante e non si apostrofa MAI. Di troncamento, appunto, infatti si tratta. Che dire poi rispetto al significato della frase, un sano articolo, la, obbligatorio nel precedere il nome merce, avrebbe sicuramente contribuito a far comprendere il senso della domanda.

Un momento della bagarre ieri al senato (la foto incriminata)
Come si possa parlare di alte regole, affrontare sfide odierne e future, riformare la Costituzione in battaglie infuocate,  senza la consapevolezza di possedere quel minimo di lessico e di informazione linguistica indispensabile ad uno sparuto adolescente per affrontare un percorso scolastico di base, NON mi è chiaro, ma evidentemente il processo evolutivo prevede analfabeti al GOVERNO; avanti tutta, dunque, mi permetto comunque, come già accennato, di suggerire dopo l'ennesimo sproloquio visto ed udito lo stanziamento di qualche centinaia di euro per ripetizioni: dizione, lessico, grammatica e...qualche buona lettura visto che leggere cura mente e corpo, fa bene all'umore ed è fonte di BEN ESSERE non del tanto proclamato anche dai nostri politici BEN APPARIRE


da  un post precedente
Leggere è un po' partire, un po' morire rispetto al nostro io per calarsi in altro, è un po' rivedere i punti di vista, perderli, per poi ritrovarli modificati, legittimamente fluttuanti, protesi verso l'eterno, innovati, innalzati. 
Un buon libro non tradisce, non isola ma accompagna.

Leggere, avevamo già detto, è un bel viaggio, se il viaggio è un sogno e il sogno un viaggio questo appare come  un incubo