Una cerimonia
struggente con parole oltre la retorica, i bei canti del coro ‘900 di Fiesole e
molte rappresentanze dei comuni oltre al sindaco e una delegazione di
Mauthausen
Nono anniversario del
Patto di Fratellanza tra le città di Firenze e Mauthausen
A 74 anni di distanza, molti ma non troppi per
dimenticare, la tragica memoria fa tornare
con la mente ai rastrellamenti subiti dalla città per mano dei nazi-fascisti il
4 e 5 marzo e alle deportazioni dell’8
un momento della cerimonia con la pietra di cava dove erano obbligati a lavorare i deportati da cui fiorisce una rosa
l’8 marzo a
Firenze, lo stesso giorno del 1944, quando un gruppo di fiorentini rastrellati da fascisti e tedeschi dopo uno
sciopero il 4 e 5 marzo fu deportato verso i campi di concentramento
di Austria e Germania. Tra le circa 1.000 persone che furono ammassate nelle ex
scuole Leopoldine, in piazza Santa Maria Novella, c’erano operai del Pignone,
della cartiera Cini di via Arnolfo, delle vetrerie Taddei di Empoli, delle
fabbriche di Prato, ma anche giovani e artigiani arrestati in piazza Dalmazia e
in San Frediano. Molti gli antifascisti rinchiusi nel carcere delle
Murate.
Sguardi sospesi
Eravate molti vite in transito, vite interrotte sguardi sospesi e voci vibranti rese mute il gelo nel cuore rinfranca la voce tremula ma non convince incerto il futuro, incredulo l'uomo funesti e selvaggi destini logore vite la perfidia disumana sovrasta l'immane silenzio costruisce storie viventi di morti tremanti
CHI PARTE E CHI RESTA
PARTIRE è UN PO' MORIRE, SI SA
BRUCHI da CUI SVOLAZZANO FARFALLE,
MALDESTRI APPROCCI,
ROMPICAPO e CONFLITTI
LASCIANO il LUOGO e lo SPAZIO
PER MIGRARE FUNESTI in VORTICI SPAVENTOSI QUANTO VORACI,
VORAGINI OSCURE SOLITUDINI
CHE ESCLUDONO e STRITOLANO SAPIENTI INTRECCI,
AFFABILI APPROCCI
CHE UMILIANO SORRISI DONATI
VOCI che GRIDANO STERILI
OCCHI che FRUGANO FEBBRILI
MANI IRREQUIETE
CHE NON si STRINGONO
RIDUCONO in CENERE QUELLO CHE RESTA DI LORO
L'ODIO NO, NON SI ACCETTA FACILMENTE
CHI PARTE e CHI RESTA
RINASCERE come LA FENICE umilmente CERCARSI E RITROVARSI Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama poiché lasciamo un po’ di noi stessi in ogni luogo ad ogni istante.
E’ un dolore sottile e definitivo come l’ultimo verso di un poema… Partire è un po’ morire rispetto a ciò che si ama.
Si parte come per gioco prima del viaggio estremo e in ogni addio seminiamo un po’ della nostra anima.
Edmond Haracourt
Il dolore e la rabbia. La rabbia è un'emozione molto antica e la psicologia da sempre ne indaga le forme e i contenuti. Chi di noi, infatti, non ha mai sentito i propri occhi diventare infuocati, i muscoli del viso contrarsi in modo anomalo... La trasformazione nell'incredibile Hulk o nell'Orlando Furioso l'abbiamo provata in molti e la rabbia ci appartiene più di quanto possiamo immaginare: anche chi è capace di controllarla o gestirla ha sentito ogni tanto quel canino allungarsi a dismisura, pronto ad azzannare.
E che dire, invece, dei sorrisi cronici a denti stretti che sembrano esprimere un'intimidazione piuttosto che benevolenza e affetto? La rabbia ha vari modi di manifestarsi e la psicologia cerca di scoprire le sue varie maschere e i suoi modi d'essere: ma se la rabbia usa mascherarsi, a sua volta è la maschera di qualcos'altro. Molte scienze hanno studiato la rabbiae ne hanno provato l'antica origine: nasce dalla primordiale reazione-azione di attacco e fuga e la sua zona di attivazione si situa nel nostro cervello rettiliano. Secondo PaulMc Lean, colui che ha elaborato la teoria dei tre cervelli, la rabbia era una modalità che permetteva all'uomo la conservazione della specie e, come tale, non era una reazione negativa ma una reazione conservativa ad una reale minaccia. Quella che noi chiamiamo e trasformiamo in rabbia, quindi, non è il mostro nero dentro di noi, ma nasce dall'aggressività, dove aggressività sta per adgredior, ovvero il modo di affrontare la vitaper sopravvivere
nonunadimeno con le matrioske in prima fila 8 marzo 2018: un corteo di giovani e meno giovani per
dire Un 8 marzo non di pizze e mimose, mi ha colpito uno studente con in spalla uono zaino ricolmo di mimosa secca, oggi altri tempi, momento di rivendicazioni fianco a fianco, rimandiamo l'incontro in pizzaria ad altre quotidianità conviviali, oggi in piazza per dire noi sappiamo, noi ci siamo, consapevoli che si deve cambiare!
ieri tanti giovani, studentesse e studenti
Basta violenza, basta sessisimo
Basta
con la società patriarcale
Le strade sicure le fanno le donne
che le attraversano
La rivoluzione sarà femminista o non sarà
Basta
con la violenza degli uomini contro le donne
Un variopinto e nutrito corteo per GRIDARE, donne e uomini INSIEME, STOP ai femminicidi, troppe le donne ammazzate, una ogni due giorni.
Basta
alle violenze fisiche e anche a quelle psicologiche, economiche, ricatti e
vendette
Negli ultimi 10 anni in Italia ci sono stati 1.870
femminicidi, i numeri di una battaglia
149 nel 2016, in
aumento di oltre il 5% sull'anno precedenti.
Questa strage deve finire, deve esserci una
rivolta collettiva, sostenuta dagli uomini.
No alla violenza di ogni
tipo, no al razzismo, no al
sessismo, no agli stupri, LIBERE E LIBERI di uscire di giorno e di notte, libertà
è partecipazione, libertà è uguaglianza.
Alcune delle frasi scritte su striscioni e cartelli
Non solo mimose e non solo 8 Marzo a Borgo San Lorenzo e a Firenze.
In questo 2018 gli eventi per la “ Giornata Internazionale della Donna ” si snoderanno lungo una serie di appuntamenti che inizieranno il 5 Marzo quando nell’atrio del Palazzo Comunale sarà collocata l’opera di Elisa Marianini “La voce della Conchiglia” dedicata ad Alfonsina Storni, che resterà visibile in Comune fino al 10 Marzo.
Il 6 Marzo dalle 9 in piazza del Popolo il mercatino per Artemisia, il 7 la cena al Centro d’Incontro e il giorno seguente la partecipazione al corteo organizzato a Firenze proprio in occasione dell’8 Marzo, dalle ore 17 ritrovo in piazza SS Annunziata per adesione al corteo che partirà alle 18:00 ed arriverà in P.zza S. Spirito attraversando luoghi significativi.
Due gli appuntamenti importanti nei giorni successivi: il 10 Marzo alle 17,00 presso l’atelier dell’Artista Elisa Marianini in occasione della chiusura della mostra “L’altra metà del cielo” che raccoglie trenta opere eseguite nel corso di venti anni, tutte accomunate da una riflessione sulla donna; per chiudere il 12 Marzo alle 20.30 al Teatro Giotto in occasione dello spettacolo "Traviata" della stagione teatrale.
Insieme per ricordare come dal 1922 in Italia l’8 Marzo si celebra la “Giornata internazionale della donna”, una ricorrenza per non dimenticare da un lato le conquiste che la donna ha ottenuto nel tempo in molti campi, le forme di emancipazione, i traguardi raggiunti, dall’altro le molte discriminazioni e le violenze subite e quelle che ancora oggi vengono perpetrate in troppe parti del mondo. Iniziative per condividere, per riflettere e per continuare a guardare avanti.
Aderiamo alla manifestazione a Firenze
corteo8 marzo ore 18 in SS Annunziata dalle 15,30 laboratori e performance
LA BELLEZZA SOSTIENE SEMPRE
SABATO 10 MARZO ore17.00un
presente per tutte le donne
Atelierdi
pittura Elisa Marianini
Loc.
La Torre, Via provinciale 14/h, Scarperia San Piero
Incontriamoci
con un Tè, parole sentite ed animate tra donne e uomini in occasione della
chiusura della mostra di Elisa Marianini
"L'ALTRA META' DEL
CIELO" una mostra dedicata alle Donne
La mostra raccoglie trenta opere della pittrice
e storica dell’arte Elisa Marianini eseguite nel corso di venti anni, tutte
accomunate da una riflessione sulla donna.
nell’occasione sarà possibile dalle ore 17 visitare la mostra in un
percorso insolito, animato da un connubio di colori, suoni e parole www.elisamarianini.it
Le donne forti camminano dritte, lungo
l'asfalto della vita.
Sono donne difficili. Sono donne che non si accontentano più.
Hanno il sole negli occhi, e qualche relitto di troppo nel cuore.
Eppure, non si stancano di sfidare
l'incertezza del mare.
Vivono di sogni mischiati al cemento. E capita che non sappiano più distinguere
gli uni dall'altro.
Danzano scalze. Un po' zingare, un po' selvagge. Eternamente bambine, sotto le
ciglia vestite di rimmel, e le labbra rosso rubino.
È la mente a partorire il loro erotismo che, lento, si annida nel cuore. E poi
sinuoso si traduce sul corpo.
Il loro fare l'amore, è un fare l'amore complesso. Per questo, quando prendi
una donna, non ne prendi un pezzo soltanto.
Ne sposi l'armoniosa, assoluta, totalità.
Le donne forti spogliano l'anima, la vestono di magnifico nulla, la dividono in
parti, piccolissime parti, e ne mettono una in ogni cosa che fanno. Tutto
quello che toccano diventa magia.
La loro vita è una corsa ad ostacoli, senza podio e senza medaglie.
Si portano addosso i fallimenti, e le sconfitte,
con innata eleganza, e dignità sofferta. Come un tassello di vita che, malgrado
il dolore,
non baratterebbero mai. Perché sono ciò che sono. E non lo rinnegano.
Le donne forti non smettono di cercare qualcuno per cui valga la pena tornare
ad amare. Perché le donne forti tornano ad amare una volta ancora, una volta in
più, una di troppo. Anche dopo aver giurato a se stesse
che mai più lo avrebbero fatto.
Le donne forti fanno paura. Ma sono le sole per cui valga lo sforzo.
Pier Paolo Pasolini
Supplica a mia madre
È difficile dire con parole di figlio ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro
amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo
conoscere: è dentro la tua grazia che nasce la mia
angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore è la mia
schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita, l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler
morire. Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Cancellata -Il giorno in
cui morirò, la notizia/ seguirà le
solite procedure,
da un ufficio all’altro con precisione/ dentro ogni registro verrò cercata E là molto lontano, in un paesino che sta dormendo al sole su in montagna, sopra il mio nome, in un vecchio registro, / mano che ignoro traccerà una riga
Voy a dormir -ultima poesia «Denti di fiori, cuffia di rugiada, /
mani di erba, tu, dolce balia, / tienimi pronte le lenzuola terrose / e la
coperta di muschio cardato. / Vado a dormire, mia nutrice, mettimi giù. /
Mettimi una luce al capo del letto / una costellazione; quella che ti piace; /
tutte van bene; abbassala un pochino. / Lasciami sola: ascolta erompere i
germogli... / un piede celeste ti culla dall'alto / e un passero ti traccia un
percorso / perché dimentichi... Grazie. Ah, un incarico / se lui chiama di
nuovo per telefono / digli che non insista, che sono uscita...»
Poetessa argentina di origine svizzera. Ha occupato un posto notevole nella scena letteraria ispano-americana per la forza con cui dei suoi versi con cui delinea una nuova visione femminile del mondo. Insieme alla cilena Gabriela Mistral e all'Uruguayana Juana de Ibarbourou, suoi contemporanei, ha formato il primo avamposto nella lotta delle donne per occupare luoghi di riconoscimento negli spazi della letteratura americana.
Quando aveva quattro anni, si trasferì con i suoi genitori in Argentina, e visse a Santa Fe, Rosario e Buenos Aires.Si è laureata è stata insegnante, ha pubblicato poesie sulle riviste Mundo Rosarino e Monos y Monadas.Si è trasferita a Buenos Aires ed è stata insegnante al Lavardén Children's Theatre e alla Normal School of Living Languages. Nel 1917 fu nominata direttore del collegio Marcos Paz.
Il monumento a lei dedicato a Mar Del Plata
Negli anni Trenta viaggiò in Europa e partecipò agli incontri del gruppo Signs, dove parteciparono importanti personaggi di lettere come Federico Garcia Lorca e Ramon Gomez de la Serna. Nel 1938 partecipò al tributo che l'Università di Montevideo offriva alle tre grandi poetesse d'America insieme a gabriella Mistral e Juana de Ibarbourou.Vittima di una malattia terminale, il 25 ottobre dello stesso anno decise di suicidarsi a Mar del Plataa lei dedicato un monumento su quella spiaggia
IO SUL FONDO DEL MARE
In fondo al mare
c’è una casa
di cristallo.
A una strada
di madreperle
conduce.
Un grande pesce d’oro,
alle cinque.
mi viene a salutare.
Mi porta
un ramo rosso
di fiori di corallo.
Dormo in un letto
un poco più azzurro
del mare.
Un polpo
mi fa l’occhiolino
attraverso il cristallo.
Nel bosco verde
che mi circonda
- din don... din dan... -
dondolano e cantano
le sirene
di madreperla verdemare.
E sulla mia testa
ardono, al crepuscolo,
le ispide punte del mare.
Ragazza madre, al momento condizione non accettabile fu tuttavia la prima donna riconosciuta tra i più grandi scrittori dell'epoca.La sua carriera letteraria si è evoluta dal romanticismo all'intimità sintomatica del modernismo crepuscolare fino ad arrivare alle avanguardie.La caratteristica maggiore della sua produzione fu un femminismo combattivo nella linea che si osserva nel poema You want me white , che è motivato da relazioni problematiche con l'uomo, decisive nella vita della poetessa.
L'opera poetica di Alfonsina Storni è divisa in due fasi: la prima, caratterizzata dall'influenza dei romantici e dei modernisti, la seconda caratterizzata da una visione oscura, ironica e angosciosa che si manifesta in World of Seven Wells (1934) e Mask and Clover(1938).
Alfonsina si fece anche strada nella drammaturgia con il debutto nel 1927.Nel 1950 è stato pubblicato Children's Theatre, ma molte delle sue opere per bambini rimangono inedite.
Nel 1936 collaborò al IV Centenario della fondazione di Buenos Aires con il saggio Desovillando la porteña .
“La voce della conchiglia” dipinto di Elisa Marianini
il dipinto di Elisa Marianini
In questo dipinto ho voluto ricordare Alfonsina Storni, una
poetessa originaria del Canton Ticino
trasferitasi con la famiglia in Argentina all'età di quattro anni, morta
suicida nel Mar del Plata. 29 maggio 1892, Sala
Capriasca, Svizzera 25 ottobre 1938, Mar del
Plata, Argentina
Durante
i primi decenni del secolo scorso essa è stata il simbolo della donna moderna
unendo al desiderio di tenerezza la rivendicazione di valori di libertà
rifiutando il vincolo di subalternità nei confronti dell’uomo. Nella sua poesia
il sogno si contrappone alla realtà di tutti i giorni, al suo grigiore e al suo
vuoto.
In molte poesie Alfonsina Storni aveva
parlato della morte nel mare - Frente al
mar (1919), Un cementerio que mira al
mar (1920), Alta mar (1934) -,
visto come casa-tomba, come un fluido luogo di quiete infinta, da contrapporre
alla pesantezza della terra: luogo di lotta quotidiana, e di pena.
Il percorso comincia da sinistra e
segna l’incedere di Alfonsina verso il mare: dopo un iniziale slancio c’è un
momento di sospensione dove poi comincia un lento ripiegamento su se stessa che
culmina nell’immedesimazione totale con la natura. Essa si trasforma in conchiglia simbolo di
elevazione, di rinascita e di fertilità di pensieri. La meta per tutti è
incontrare se stessi in fondo al proprio cuore. La conchiglia è infondo anche
il simbolo dell’accogliere, del lasciar fluire, essa infatti accoglie il mare
senza trattenerlo, così noi dovremmo lasciar fluire la vita senza però cercare
di fermarla, dovremmo far vivere i nostri sogni per vincere la solitudine e le
sconfitte.Elisa Marianini
Il dipinto è stato esposto nell'atrio del Municipio di Borgo San Lorenzo e resterà in mostra fino al 10 Marzo come omaggio alla poetessa nella settimana dedicata alla Donna
Viva l'8 Marzo, Giornata internazionale delle donne!
Viva lo sciopero globale, insieme contro la violenza l'8 marzo, avanti con l'emancipazione delle donne!
Buon 8 Marzo a tutte le sfruttate e le oppresse, a tutte le donne, forti o non, coscienti e informate che si uniranno a uomini onesti e desiderosi di diritti nei cortei cittadini
"Per i romeni e in molti paesi dell'est europeo, il primo giorno di marzo è il sinonimo della festa del martisor (diminutivo di “martie”- marzo). Il mărţişor (che in italiano si pronuncia marzishor), simbolo della primavera, si confeziona con dei fili bianchi e rossi, di cotone o seta, intrecciati in un cordoncino che si lega a forma di otto. A questo cordoncino si appende un ciondolo portafortuna, notevole perché può assumere le più diverse forme simboliche Le credenze popolari dicono che chi indossa il “martisor” sarà fortunato e in salute per tutto l'anno. Oggi l'usanza consiste nel donare questo ciondolino con il suo fiocco bianco e rosso a tutte le donne, dalle nipoti alle nonne, come augurio di buona fortuna, amore e di buon inizio di primavera. Nel nord della Romania, in Moldavia e in Bucovina, ma anche in Grecia, la tradizione vuole che anche gli uomini ricevano questo simbolo della primavera. Chi lo ha ricevuto lo deve portare attaccato al petto vicino al cuore. Il bello di questa festa è la gioia che si sente in tutte le vie delle città, che per l'occasione, già dai primi giorni di febbraio si riempiono di bancarelle, dove è messa in vendita una svariata scelta di martisoare di diverse forme e colori. Nei tempi antichi, il “martisor” era fatto semplicemente di due fili di lana, uno bianco e uno rosso o nero, come simbolo delle due stagioni principali, inverno ed estate. Le donne usavano fare questo lavoretto, che legavano al polso e al collo dei loro figli. Inoltre, veniva legato sulle corna delle mucche o sulla porta della stalla, per proteggere la casa. Nei tempi antichi, il primo marzo era l'inizio di un anno nuovo, un momento in cui la gente aveva bisogno di proteggersi dagli spiriti maligni. Più tardi, si appese ai fili una moneta d'oro o un medaglione, con una funzione protettiva. In diversi scavi archeologici della Romania sono stati ritrovati dei martisor datati più di 6000 anni fa. Sotto forma di piccoli sassolini di torrente, verniciati di bianco e rosso, si portavano intorno al collo appesi a un filo.
Il colore rosso, quello del fuoco, del sangue e del sole, era attribuito alla vita, quindi alla donna. Invece il colore bianco, che richiama la trasparenza dell'acqua e il bianco delle nuvole, era specifico alla saggezza dell'uomo. Questi colori, che adesso ritroviamo nel cordoncino del martisor, esprimono il legame inseparabile dei due principi, come il continuo movimento della materia, il ciclo della natura, con tutte le sue forze vitali. L'anno passato con i ragazzi di terza G del Giotto Ulivi nel percorso di Alternanza scuola lavoro abbiamo realizzato con alcune signore rumene, in particolare Elisabeta e Eleonora, molti Martisor Uno scambio con la Banca del Tempo, noi conversavamo in italiano per affinare la dizione ed arricchire il lessico, loro ci spiegavano ricette tipiche che degustavamo e ci hanno spiegato il senso della festa e fatti realizzare deliziosi Martisor Oggi il mio martisor è dedicato a Franca Donnini, la carissima collega che ci ha lasciati da poche ore in un vuoto profondo. Porterò 3 Martisor, realizzati dagli studenti, ai figli perché possano intravedere nel futuro una speranza Se dovessi morire Emily Dickinson Se io dovessi morire E tu dovessi vivere E il tempo gorgogliasse E il mattino brillasse E il mezzodì ardesse Com’è sempre accaduto Se gli Uccelli costruissero di buonora E le Api si dessero altrettanto da fare Ci si potrebbe accomiatare a discrezione Dalle imprese di quaggiù! È dolce sapere che i titoli terranno Quando noi con le Margherite giaceremo Che il Commercio continuerà E gli Affari voleranno avanti Rende la partenza tranquilla E mantiene l’anima serena ... Arrivederci Franca