domenica 5 aprile 2020

Uguaglianza

Da vivi o da morti, oltre l'appente inganno, resta la livella a riportarci alla pura realtà

Per chi non lo sapesse la livella è uno strumento di misura utilizzato per determinare la pendenza di una superficie rispetto ad un piano orizzontale di riferimento
Livella 3 Bolle cm 40 in Alluminio

La Morte contiene uno strumento di uguaglianza che non si ha nella Vita, agisce perciò come una livella riportando all'essenza di chi siamo, poveri cristi, tutti uguali seppur nelle nostre disuguali apparenti diversità, ricchi e poveri, belli e brutti, le più banali.
Tante sono le discrimazioni e le enormi differenze che in vita servono a nobilitarci o meno ma alla fine ci ritroviamo ugualmente privi di quella vitale prosopopea che ci ha fatto galleggiare ed emergere nel successo personale. 
Riflettiamo ieri come OGGI su questo bel testo di Totò ambientato in un cimitero in cui un visitatore si trova rinchiuso al termine dell' orario di visita...

https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=AZ8mrzSKzQs

Testo di Antonio De curtis, in arte Totò
 
La livella
Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
Per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
Ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
Di questa triste e mesta ricorrenza,
Anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
Il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
Dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
Ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
S'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
Io, tomo tomo, stavo per uscire
Buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
Signore di Rovigo e di Belluno
Ardimentoso eroe di mille imprese
Morto l'11 maggio del'31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
Tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
Cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
Nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
Abbandunata, senza manco un fiore;
Pe' segno, sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
Guardannola, che ppena me faceva
Stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
Chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
Ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
S'era ggià fatta quase mezanotte,
E i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
Muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato... dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia; era 'o Marchese:
C'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;
Chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
Tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'Omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
So' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
Quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
S'avota e tomo tomo.calmo calmo,
Dicette a don Gennaro:"Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
Con quale ardire e come avete osato
Di farvi seppellir, per mia vergogna,
Accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, si, rispettata,
Ma Voi perdeste il senso e la misura;
La Vostra salma andava, si, inumata;
Ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
La Vostra vicinanza puzzolente,
Fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
Tra i vostri pari, tra la vostra gente"
"Signor Marchese, nun è colpa mia,
I'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
Mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
I' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
Pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
E proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumento
Mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
Che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
Avrei già dato piglio alla violenza!"


Equality, Equity, & Freedom - ART + marketing
aspirazione in vita 



venerdì 3 aprile 2020

Omaggio a Frida

Frida Kahlo negli occhi di Nickolas Muray: arte e amore si ...
Splendida Splendente



Frida Kahlo (1907-1954) è una fantastica pittrice messicana, moglie del famoso artista Diego Rivera.
Fu colpita dalla poliomielite o altra menomazione, parlano di problemi alla spina, ma la sua sofferenza e infermità si deve  ad un gravissimo incidente stradale  il 17 settembre 1925  di cui fu vittima
Frequentava allora la Preparatoria aveva 18 e per tutta la vita, con una resistenza incredibile ed una volontà di vivere eccezionale, soffrì di dolori e di progressiva riduzione della mobilità.
 Frida Kahlo è considerata un’icona mondiale.
Albero della speranza sii solido". Frida Kahlo e l'arte dell ...
L'albero della speranza 
All’età di quindici anni la pittrice messicana si innamorò di uno studente suo coetaneo, Alejandro Gomez Aria.
 Un amore giovanile complesso, era con lui quando l’autobus sul quale viaggiavano scontrandosi con un treno le cambiò la vita causandole gravissimi problemi fisici.
Il ragazzo invece ne uscì fisicamente illeso anche se traumatizzato. La giovanissima Frida rimase gravemente ferita combatté per mesi tra la vita e la morte.

Proprio la lunga forzata immobilità seguita all’incidente la spinse a cominciare a dipingere. 
Frida and Diego Rivera, 1931 | Frida Kahlo (1907-1954) was o… | Flickr
Io e Diego
Col marito Diego Rivera, sposato nel 1929, ebbe un rapporto tanto intenso e passionale quanto conflittuale, lo amò follemente per tutta la vita, non riuscì a staccarsi da lui neanche dopo le più umilianti infedeltà. 

Diego incoraggiò fortemente la sua attività artistica che le diede larga fama e indipendenza economica. Nonostante le notevoli difficoltà legate alla  salute precaria  tentò per tre volte di avere un figlio, ma dovette subire tre aborti. Nelle sue piccole tele sono presenti elementi primitivi, naif, surreali, onirici, ma al tempo stesso estremamente concreti e realistici
E’una pittura istintiva, con colori forti e contrastanti, molto legata al Messico e alla sua natura di cui Frida si sentiva parte integrante, nonostante il padre fosse un immigrato tedesco di origine ungherese ed ebraica. Basti pensare che per sottolineare la sua appartenenza al Messico preferiva indicare la propria data di nascita non nel 1907, ma nel 1910, anno di inizio della rivoluzione messicana che rappresentò la rinascita del Paese.
La colonna rotta (opera di Frida Kahlo)
La colonna rotta
Molte tra le 200 opere di Frida Kahlo sono autoritratti (“io sono la persona che conosco meglio”)
Molte delle sue opere piccole e preziose  icone simili ad  ex voto, ritraggono momenti significativi della sua vita, la nascita, l’allattamento, i dolori di fisico e mente, la famiglia con il suo albero genealogico, e Diego, il suo grande amore. La sua infertilità diventa una ossessione e dipinge aborti e feti, rappresenta la paura della morte, l’appartenenza al suo Paese e i simboli della profonda aderenza all’ideologia comunista.

 Frida con i suoi stupefacenti abiti dai colori sgargianti e le sue pose, spesso in ambienti naturali corredati da  molti elementi decorativi, denuncia un forte e profondo legame con la natura.
i0.wp.com/www.fridakahlo.org/images/paintings/t...
(pittura ad olio 44x 37 cm.) Pensando alla morte 

Il Tempo

Il tempo, il giudizio – COMUNITÀ Pastorale San Luigi Guanella

Dare al tempo Il giusto valore.

"Chi ha tempo non aspetti tempo"
decreta un diffuso proverbio, allora, visto che  ne abbiamo tanto a disposizione senza averlo richiesto, approfittiamone per aver CURA di noi, delle nostre menti oltre che dei nostri corpi, nella totale consapevolezza che quando finirà  questo paradossale momento potremmo ritrovarci migliori anche se sicuramente più poveri.


“…nessuna epoca ci è preclusa, a tutte abbiamo libero accesso: lasciamo che il nostro spirito esca dai limiti angusti che ci soffocano  e potrà spaziare nel tempo. Ci sarà possibile disputare con Socrate, dubitare con Carneade, raggiungere con Epicuro la felicità, vincere la natura con gli stoici, scavalcarla coi cinici.”
                                                                                           Seneca disserta su Il TEMPO


 Ti Auguro Tempo 
 Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non
solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare

Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.
 Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo 
ti auguro tempo perché te ne resti.      
                   Elli Michler     12 febbraio 1923 aWurzburg,  Germania - 18 novembre 2014 Heilbronn, Germania 
DINAMISMO e STATICITA' nel GIUDIZIO - Informazione e Cultura
tutti funamboli
 Sostantivo maschile: esecutore di esercizi di destrezza sulla corda, equilibrista
Figurato: che si destreggia in modo spericolato in mezzo ai mutevoli eventi
Staticità del funambolo

Il tempo prezioso non si ferma
sfugge alle mani caro funambolo
soccorre il  pensiero che disperde i brevi e lontani ricordi annebbiati

ferma l'immagine
sospendi il giudizio
guarda avanti
tu devi

godi ciò che il presente può offrirti
senza lagnanze e suppliche
senza languide esitazioni
senza dubitare
avanza

sospeso in un'aure dorata in un angolo riservato del tuo nido
rifletti e riposa 
nella staticità dell'attimo che scorre

10 curiosità sull'arcobaleno - Focus Junior


mercoledì 1 aprile 2020

La vita scorre

Mentre la vita scorre nonosante e le certezze tremano a braccetto con le speranze, mi pervade l'anima un senso di assoluta vanificazione di quanto vissuto.
 La staticità intrisa di precarietà costante nell'impossibilità di esprimersi fino in fondo sostenuta dalla completezza delle relazioni e dalla diversificazione dei ruoli mi rimanda alla FINITEZZA dell'ESISTENZA.
Soddisfatti alla grande i bisogni primari (e ci reputiamo fortunati per questo) affacciati affamati di respiro al mondo della Cultura e dell'Arte (e ci reputiamo fortunati anche per questo), computiamo pensieri ansiogeni sui tempi non infiniti che ci rimangono, esigue boccate di primavere sottratte... e il languido bisogno di Vivere ci assale mentre i cieli ora tersi e limpidi ora frastagliati di nuvole grigie ci confortano suggerendoci che non è la fine del mondo è semmai la fine della tua  Presenza terrena sempre più effimera.
Possiamo produrre più ricchezza ma non più tempo.
A chi può importare se le tue primavere scemano? I tuoi affetti sono pronti a farsene una ragione, i tuoi lasciti sparsi e disordinati troveranno mani disposte a disperdere ciò che in tanti anni hai gelosamente accumulato, gli impegni cadranno nel più assoluto oblio mentre tu SOLA rifletti sulla primavera che ti è stata sottratta.
La voglia di vivere recuperata per imposizione claustrofobica ti assale e ti impone una RESISTENZA ad  OLTRANZA

In fondo Vivere è un po' Morire  ogni giorno...
LA MIA ANIMA HA FRETTA
Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.
Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.
Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.
Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.
Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità. Così si difende la dignità umana e si va verso della verità e onestà
È l’essenziale che fa valer la pena di vivere.
Voglio circondarmi di persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.
Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.
Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti. Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.
Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.
Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una.
Mario de Andrade (San Paolo 1893-1945)


                          Poeta, romanziere, saggista e musicologo.
                          Uno dei fondatori del modernismo brasiliano.



martedì 31 marzo 2020

Raffaello consolatorio

SOS CULTURA
 con la cultura forse non si mangia ma il nutrimento che ne ricaviamo va oltre la sazietà del cibo




Non ci disperiamo da umili confinati visto che abbiamo a disposizione un mondo di  cultura artistica che non solo risolleva le stanche e affrante membra ma ci permette di innalzarci e di restare immobili, estasiati e annichiliti di fronte a tanta magnificenza.

La mostra di Raffaello  alle Scuderie del Quirinale di Roma aperta lo scorso 5 marzo e subito purtroppo chiusa a causa dell’emergenza sanitaria, è visibile online sul sito e sui canali social del museo grazie ad  un video-racconto che attraverso una intrigante e suggestiva passeggiata  ci accompagna nelle 10 sale che ospitano  oltre 200 capolavori provenienti da tutto il mondo.

https://www.youtube.com/watch?v=F3JDrfGfGUk&feature=youtu.be

Il giovane Raffaello non smette di stupire con le sue figure dettagliate morbide e nitide, con la generosa quantità di opere prodotte, con il suo genio vitale, abbiamo purtroppo perduto l'artista precocemente ma la sua OPERA  UNIVERSALE rimane immortale.


Raffaello, bello e grande, un bambino rimasto solo ad appena undici anni, l’arte fu così la sua famiglia nell’Italia del Rinascimento.
Talentuoso non viene risparmiato dalla morte a soli 37 anni.
La carica emotiva che emanano i suoi capolavori è talmente forte da stordire, il tema della madre, persa troppo presto ricorre in molte figure

Raffaello in una sintesi di 10 punti:

1 Raffaello Sanzio (Urbino, 1483- Roma, 1520) è considerato, insieme ai grandi Leonardo e Michelangelo, uno dei più grandi artisti del Rinascimento
Era figlio d’arte, suo padre Giovanni Santi (da cui deriverà il cognome “Sanzio”) era un noto artista padrone di una fiorente bottega ad Urbino, importante centro artistico dell’epoca.
Raffaello, perse la madre a 8 anni e il padre a 11.
2 L’apprendistato di Raffaello avvenne a Perugia, nella bottega di Pietro Vannucci, detto “Il Perugino”, uno dei più noti artisti del XVI secolo. Il giovane artista dimostrò un talento precoce tanto che, ancora diciottenne, gli vennero commissionate opere dai più importanti signori umbri. È negli anni perugini che strinse amicizia con il Pinturicchio, all’epoca già un artista affermato.
3 A ventuno anni Raffaello decise di trasferirsi a Firenze, affascinato da quanto si diceva sulle opere di due artisti molto noti della città toscana: Leonardo e Michelangelo
4 Risale a questo periodo la serie delle Madonne col Bambino come la Madonna del Belvedere (1506), la  Madonna Esterhzy (1508) e la Madonna del Cardellino (1506)
5 Fu con la chiamata a Roma di papa Giulio II che Raffaello, appena venticinquenne trovò la sua fama affrescando le Stanze papali.
Per farlo decise di ispirarsi alle quattro facoltà delle università medievali: teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza per dare vita ad uno dei dipinti più celebri del Rinascimento: la Scuola di Atene (1509-1511).
6 Sembra che nell’opera Raffaello abbia dato ad alcuni sapienti del mondo classico le fattezze dei più grandi artisti del suo tempo: Eraclito (aggiunto in un secondo momento) pare somigliare moltissimo a Michelangelo, Platone a Leonardo da Vinci e Euclide a Bramante.
7 Oltre ad essere un grande artista, Raffaello si dimostrò anche un attento imprenditore. La sua bottega a Roma lavorava come una vera e propria “squadra” formata non solo giovani apprendisti ma anche da artisti affermati, così da poter portare avanti diversi progetti contemporaneamente. Nonostante questa perfetta organizzazione, le opere di Raffaello erano così richieste che spesso i committenti dovevano attendere a lungo per venire soddisfatti.
8 Raffaello fu anche un importante architetto: dal 1514 lavorò al progetto della Basilica di San Pietro in Vaticano (cantiere al quale si dedicò anche Michelangelo dal 1546).
9 Sono moltissimi i capolavori di Raffaello che meriterebbero un approfondimento come Madonne, soggetti sacri, ritratti di uomini illustri.
 Sicuramente merita un ricordo il dipinto Lo sposalizio con la Vergine del 1504 che oggi  si trova nella Pinacoteca di Brera a Milano.
10 Raffaello morì la notte del venerdì santo del 1520

I contemporanei affermarono che al momento della morte una crepa scosse i palazzi vaticani e il cielo si riempì di nuvole scure, come se il mondo avesse perduto una divinità.
Secondo lo storico Vasari, più prosaicamente, Raffaello morì per una febbre causata da “eccessi amorosi”. 
Il suo corpo oggi è conservato nel Pantheon.
“Qui giace quel Raffaello, da cui, vivo, Madre Natura temette di essere vinta e quando morì, [temette] di morire [con lui]."
(Pietro Membo, epitaffio per Raffello)
Madonna del Cardellino - Wikipedia
La madonna del cardellino
Galleria degli Uffizi

sabato 28 marzo 2020

Covid & Casa

Coronavirus, l'appello degli infermieri per avere alloggio da chi ...


15°
Siamo a Fiesole, Firenze, città metropolitana, suona ironica tanta presopopea al momento,  al quindicesimo giorno di chiusura e isolamento divenuto via via più pressante e opprimente. 
Fuori il vento spazza ferocemente solo le nuvole e un timido sole sorpassa il cupo grigiore biancastro della neve caduta nelle ore passate. Il gelo ci ricorda che stare in casa è salutare più di ogni altra ribelle velleità.
Abbiamo provato, angosciati per le immagini marziane provenienti prima dalla lontana Cina poi dalle vicine Lombardia e Veneto a resistere, a cercare motivo vitale in tanta clausura e così siamo state impegnate dal riordino, dalle pulizie, dalle già poco gratificanti e ricorsive faccende domestiche per   immergersi successivamente nelle pagine dei libri, sentendoci fortunate ad averli in gran quantità. Abbiamo così assaporato storie intriganti e brani complessi magari fiolosofici cercando evasione, suggestione e, perché no, ardua spiegazione, non soddisfatte abbiamo tagliato e cucito, con bocca e ago, aperto quella sovrana valanga di video e messaggi più o meno accattivanti che amici e parenti ci hanno inviato e che innegabilmente da sommersi ci hanno tenuto compagnia permettendoci di galleggiare. Sonni agitati hanno dato seguito a giornate ansiogene, incubi epidemici ci hanno assalito permettendoci risvegli indecenti, ci siamo concesse quello che ci appariva proibitivo, zuccheri compensativi, torte biscotti e cioccolatini senza provare quel ristoro rinfrancante che conforta nella ordinaria quotidianità. Che fare? Nel frattempo i compleanni si susseguono ai funerali, le poche nascite ai molti decessi.
Ci dicono che non se ne vede la fine e proviamo cosi a consolarci riflettendo penosamente su chi è in guerra, casa non ne ha, è oppresso da malattie, privazioni e sofferenze, pensieri che maggiormente ci fanno sprofondare in un abisso.
Allora i dubbi ci assalgono inseguiti dalle paure, sarà veramente il  castigo di una quache ancestrale divinità? E mentre riflettiamo su questo enigma amletico rimbalzano  con solerte zelo i numeri, dati angoscianti di tamponi effettuati, contagiati in crescita, zone rosse in aumento e decessi a volontà. 
Poco importa chi sono, i volti di medici e infermieri camuffati da astronauti, i nuovi  supereroi, lanciano immagini e grida strazianti in ogni istante: "noi siamo al fronte, sosteneteci, siamo in una dura trincea, spossati non sappiamo quanto resisteremo". Persone competenti riscoperte superpreziose, ne abbiamo già perse diverse decine.
Il silenzio assordante di Borghi e Città rimanda ad un'altra ossessione, che Futuro ci aspetta se ci aspetta? La Recessione permetterà una visione di ordinaria routine?
Chi vivrà vedrà e il tunnel da arredare diventa sempre più lungo e gli arcobaleni che si susseguono uniti ai moniti di incoraggiamento diventano una cantilena insostenibile.
 Skype e FaceTime aiutano nelle visioni di sana familiarità mentre  la forzata convivenza la uccide.
I giorni passano come le ore e le settimane, tra un allarme, una ricerca di mascherine ed una nuova autocertificazione da stampare, magari un film o una lezione online, già la vita ci appare quasi ordinaria e un lento morire è come vivere.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso ,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli
sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità

Martha Medeiros




giovedì 26 marzo 2020

Parole ai tempi del Covid 19


Ai tempi del COVID 19 Risultato immagini per mascherine
Parole parole parole... non una citazione di un bel testo della Grande Mitica Mina,  che ieri ha compiuto incredibilmente 80 anni (auguri infiniti), ma termini desueti diventati improvvisamente di uso  quotidiano.
 Proviamo a ripassarne alcune  per comprenderne meglio il significato intrinseco

Fonte Istituto Superiore di Sanità.
 Nuovo coronavirus. Le parole dell'epidemia, 11/12 marzo 2020


Glossario del nuovo Coronavirus, le parole dell’EPIDEMIA

L'Istituto Superiore di Sanità pubblica un breve glossario con alcune parole dell'epidemia. Cosa si intende per epidemia? Quando parliamo di pandemia?
Epidemia
Con il termine epidemia si intende la manifestazione frequente e localizzata – ma limitata nel tempo – di una malattia infettiva, con una trasmissione diffusa del virus. L’epidemia si verifica quando un soggetto ammalato contagia più di una persona e il numero dei casi di malattia aumenta rapidamente in breve tempo. L’infezione dunque si diffonde in una popolazione costituita da un numero sufficiente di soggetti suscettibili.
Focolaio epidemico
Si parla di focolaio epidemico quando una malattia infettiva provoca un aumento nel numero di casi rispetto a quanto atteso all’interno di una comunità o di una regione ben circoscritta. Per individuare l’origine di un focolaio è necessario attivare un’indagine epidemiologica dell’infezione tracciando una mappa degli spostamenti delle persone colpite.
Letalità e mortalità
In medicina con il termine letalità ci si riferisce al numero di morti sul numero di malati di una certa malattia entro un tempo specificato. La letalità è una misura della gravità di una malattia e si usa in particolar modo per le malattie infettive acute. La mortalità, che spesso viene erroneamente confusa con la letalità, è concettualmente differente e porta a risultati molto diversi, in quanto mette a rapporto il numero di morti per una determinata malattia sul totale della popolazione media presente nello stesso periodo di osservazione.
Di conseguenza, esistono malattie che pur avendo una letalità altissima hanno una mortalità insignificante, in quanto poco frequenti nella popolazione totale. Per il COVID-19 siamo di fronte a un fenomeno a discreta letalità e, attualmente, a bassissima mortalità. La distinzione tra tasso di letalità e tasso di mortalità è sostanziale sia per fare chiarezza sull’impatto nella popolazione, sia per decidere azioni di sanità pubblica. Da questa distinzione si può comprendere quanto sia importante contenere la diffusione del contagio: se aumentassero i contagiati ci sarebbero più casi “letali”.
Pandemia
La pandemia è la diffusione di un agente infettivo in più continenti o comunque in vaste aree del mondo. La fase pandemica è caratterizzata da una trasmissione alla maggior parte della popolazione. Al momento secondo l’OMS COVID-19 è una pandemia.
Quarantena
È un periodo di isolamento e di osservazione di durata variabile che viene richiesta per persone che potrebbero portare con sé germi responsabili di malattie infettive. L’origine del termine quarantena si riferisce alla durata originaria di quaranta giorni, che in passato si applicava rigorosamente soprattutto a chi proveniva dal mare. Oggi, il tempo indicato per la quarantena varia a seconda delle varie malattie infettive, in particolare relativamente al periodo d’incubazione identificato per quella malattia infettiva. Per il coronavirus la misura della quarantena è stata fissata a giorni quattordici, e si applica agli individui che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati di COVID-19 (Ordinanza del Ministro della Salute, Gazzetta Ufficiale 22 febbraio 2020, immediatamente in vigore).
Sensibilità e specificità
La sensibilità e la specificità sono due criteri utilizzati per valutare la capacità che ha un test diagnostico o di screening di individuare correttamente coloro che hanno la malattia ricercata e coloro che invece ne sono privi. La sensibilità di un test è la sua capacità di identificare correttamente gli individui malati. In termini di probabilità, la sensibilità è la probabilità che un malato vero risulti positivo al test, e quindi viene indicata come la proporzione di veri malati che risultano positivi al test. Che un test abbia un'alta sensibilità non è però sufficiente: un buon test deve anche identificare come positivi soltanto quelli che hanno la malattia; è necessario, cioè, che fra i test risultati positivi siano inclusi il minor numero possibile di coloro che non hanno la malattia (falsi positivi).
Da questa osservazione deriva il concetto di specificità. La specificità di un test è la sua capacità di identificare correttamente i soggetti che non hanno la malattia. In termini di probabilità, la specificità è la probabilità che un individuo veramente senza la malattia risulti negativo al test, quindi è la proporzione di persone con la malattia che risultano negativi al test.
Soggetto “asintomatico”
È un soggetto che, nonostante sia affetto da una malattia, non presenta alcun sintomo apparente. Una malattia può rimanere asintomatica per periodi brevi o lunghi; alcune malattie possono rimanere asintomatiche per sempre. La presenza di pazienti asintomatici affetti da coronavirus sembra possibile anche nel caso del SARS-CoV-2, tuttavia, secondo l’OMS, le persone sintomatiche sono attualmente la causa più frequente di diffusione del virus.
Ma il termine in uso maggiormente e che inquieta è DISTANZIAMENTO SOCIALE
Lockdown  in inglese, è una parola di origine americana e nel lessico non specialistico ha due significati:
 1-l’isolamento dei detenuti nella propria cella come misura temporanea di sicurezza (per alcuni aspetti paragonabile al cosiddetto carcere duro); è l’accezione originale che deriva dal verbo americano lock somebody down, confinare [un detenuto] in cella, da non confondersi con lock somebody up (o away), rinchiudere in prigione;
2- misure di emergenza in una situazione di pericolo in cui per questioni di sicurezza viene impedito temporaneamente di entrare o uscire da un’area o un edificio a cui è stato limitato l’accesso. La parola è da anni ricorrente nelle cronache delle sparatorie di massa negli Stati Uniti, dove ogni scuola ed edificio pubblico ha un lockdown protocol o lockdown procedures da seguire in caso di active shooter situation. Negli ultimi mesi la parola è stata invece usata per le misure draconiane messe in atto per contenere la diffusione della COVID-19 in Cina e ora anche in Europa.
L’anglicismo lockdown è ricorrente nei media italiani per descrivere i provvedimenti di emergenza ora in atto nel paese, anche se non è usato nelle comunicazioni del governo che invece privilegia misure di contenimento.

È comprensibile che lockdown sia diventato uno dei neologismi preferiti dai media italiani, con un valore monosemico che ci consente di identificare in modo univoco un concetto di “blocco” per noi del tutto nuovo. È però una parola poco trasparente perché, anche se formata dalla combinazione di due parole del lessico inglese di base, lock e down, il senso 2 non è intuibile senza spiegazioni.
Lockdown  quindi  lascia spazio reale al nostro  Distanziamento sociale, misure di contenimento per contrastare l’epidemia.
Il concetto di distanziamento sociale identifica le azioni  di contenimento per rallentare o fermare la diffusione di una malattia contagiosa, tra cui:
· isolamento domiciliare
· quarantena dei soggetti esposti
· chiusura delle scuole
· limitazione degli assembramenti
· restrizioni sugli spostamenti

· chiusura di servizi e attività produttive e commerciali non indispensabili che non possono ricorrere al cosiddetto lavoro (domiciliare) agile.

Distanziamento sociale è un termine efficace perché identifica in modo preciso un concetto specifico e ben definito, di facile apprendimento.
Quarantena
La quarantena, come già spiegato sopra, è una delle diverse misure di distanziamento sociale, nello specifico “un periodo di isolamento e di osservazione di durata variabile che viene richiesta per persone che potrebbero portare con sé germi responsabili di malattie infettive” 
Risultato immagini per parole e significati
Serve anche spiegare i nuovi termini ai più piccoli che li sascoltano senza comprenderli
Facciamo tesoro delle raccomandazioni e cerchiamo restando in casa il più possibile di entrare in empatia con questi termini poiché utili, certi che ci faranno compagnia a lungo.