lunedì 19 maggio 2014

Ancora a Barbiana

Marcia di Barbiana 18-05-2014
Seduta sui tavoli che aprirono ad una rivoluzione culturale  e che attraverso l’impronta di un grande determinato  uomo rappresentano ancora oggi un modello forse inimitabile ma sicuramente un’impronta forte  su cui confrontarsi di un modernismo stupefacente. Altro che classi 2.0, 3.0, il cambiamento avviene con determinazione e scelte precise fideistiche e talvolta scomode,  radicate in un credo democratico che in questo caso  dal Vangelo è divenuto scelta civile.
Emozionante restare  in un’aula così rappresentativa, un’alunna, Emanuela,   con tanta voglia di imparare e di crescere
...e voi?

domenica 18 maggio 2014

BARBIANA 2014

Domenica 18 maggio

Marcia di Barbiana, ancora dopo 13 anni una vera emozione, entrare nell'aula che ha visto i ragazzi di Don Milani protagonisti di tanto lavoro, di tanta determinazione, guardare quei muri adorni di materiali così significativi ed attuali, così semplici di un'umiltà spiazzante; non c'è classe 2.0 o 3.0 che tenga di fronte a tanta autorevolezza e maestria di vita. I 10 punti di riferimento dell'insegnamento di Barbiana sono ancora oggi spesso negati, sale l'abbandono, scende la motivazione, stazionario il senso di prigionia che incombe nelle nostre scuole con poche ma significative eccezioni.
Che dire, non basta la commemorazione annuale ed il concorso per tener viva tanta luce, urge CAMBIAMENTO!
Comunque la bella giornata, solare, struggente, resta dentro e attenderà fino all'anno prossimo per rinnovarsi.
Non parole per i nostri politici che vi si affacciano presenzialisti senza batter ciglio e senza, spesso muovere un passoVisualizzazione di Foto Barbiana PICCOLA.bmp

martedì 6 maggio 2014

Educazione linguistica democratica

... Ogni essere umano è unico e diverso da tutti gli altri. La diversità è un valore per l’intera comunità sociale, che trova nella varietà dei suoi componenti elemento di ricchezza per il singolo e per la collettività. È un importante valore la diversità linguistica, di cui una comunità si nutre per ampliare le possibilità comunicative e ideative di ciascuno e dilatare il suo spazio linguistico e culturale.
La ricchezza della diversità
  Ogni essere umano, pur unico e diverso, è eguale agli altri nei suoi diritti. Per questo, nel rispetto delle diversità dei singoli, a tutti vanno offerte le stesse opportunità di sviluppo linguistico e culturale. A tutti ed a ciascuno va garantita una conoscenza linguistica comune e condivisa, tale da permettere l’esercizio dei diritti di cittadinanza e la fruizione dei beni culturali. A ciascuno spetta di interpretare la conoscenza maturata a scuola nei modi e nelle forme che la sua unicità gli consente.
Fare, dire, baciare...
   L’educazione linguistica democratica si persegue in tutto l'arco della scuola; al raggiungimento dei suoi obiettivi concorrono gli insegnamenti linguistici e ogni altro insegnamento che, offrendo ai discenti esperienze e linguaggi nuovi, specifici, concorra ad ampliare il patrimonio espressivo.

   Ob Arricchire il linguaggio tramite il bello
Tra i vari usi della lingua e i vari linguaggi, un rilievo a parte esigono gli usi letterari  e i linguaggi artistici, i quali, fondati su un sapiente raffinamento dei mezzi espressivi usuali, e spesso a capo di secolari tradizioni espressive, rioperano potentemente sul patrimonio linguistico di chi è messo nelle condizioni di accedervi. Per queste ragioni educazione linguistica ed educazione letteraria devono operare affiancate. 
La scuola deve sposare questi principi per fare centro
Buon lavoro a TUTTI!

venerdì 2 maggio 2014

Provocazioni e vocazioni


LA SCUOLA ITALIANA IN GENERE FUNZIONA BENISSIMO PER CHI NON NE HA BISOGNO ( Scuola:il pianeta del disagio di Ugo Avalle, pedagogista)
Il pedagogista Bruno Ciari definì la scuola  degli anni settanta ( ma non molto è cambiato soprattutto nelle superiori), LA GRANDE DISADATTATA, “ovvero una scuola che non “vive”  e che viene messa in condizione di “non vivere” un’esperienza positiva tale da permetterle di esprimere a pieno le proprie potenzialità al fine di essere un autentico AMBIENTE DI APPRENDIMENTO”
(in genere solo coloro che sono dotati di un apparato strumentale che permetta loro di selezionare, interpretare, rielaborare personalmente, tradurre in apprendimenti concreti possono giovarsi di un sistema di istruzione che pecca di immobilismo )
Mancini e Gabrielli  1998, definiscono il disagio come uno stato EMOTIVO non correlato significativamente a disturbi di vario tipo che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali ( scarsa partecipazione, disattenzione, rifiuto e/o disturbo, cattivo rapporto con compagni e/docenti, assenza di spirito critico costruttivo che non permettono al soggretto di vivere adeguatamente le attività di classe, di apprendere con successo utilizzando il massimo delle proprie capacità cognitive, affettive e relazionali
 ( quali le cause della  reale situazione di  DISAGIO,… non facili da individuare )…
Intorno alla frustrazione e all’abbandono…
Molti docenti sono convinti che la conoscenza si acquisisca mediante un immediato rapporto di causa-effetto, perciò reputa sufficiente SPIEGARE o FARE UNA BELLA LEZIONE su…( per ottenere risultati: docente spiega = alunno comprende; se non comprende nuova spiegazione con simili modalità, vedi la dannazione dei corsi di recupero)
Purtroppo questo meccanismo funziona con individui culturalmente attrezzati ma non con chi va a scuola per imparare.
L’apprendimento non è così lineare, è fatto di sbalzi in avanti e indietro , le vie per apprendere sono plurime.

Ognuno ricerca la propria e la trova più facilmente se il docente pratica una didattica contestualizzata, attenta alla metacognizione, all’operatività, alla cooperazione, orientando ogni alunno a riattraversare quanto fatto in territori conoscitivi diversi in modo da intravedere in ogni “rivisitazione” qualche cosa precedentemente non visto  

sabato 26 aprile 2014

Domande

QUESTIONI APERTE

Quante domande in classe, a scuola, di fronte agli occhi curiosi, attoniti, annoiati o stupiti di quei bambini, giovani che a noi si affidano ingenuamente... 

Il disagio e la vita di relazione in un mondo classe… quale ricetta? 

Quante strategie, occhi per osservare e capire, capacità relazionali per includere, preparazione professionale per insegnare, autorevolezza per resistere/esistere, di fronte un' orchestra di suoni tutti diversi da registrare e da far emergere in assolo  e in gruppo, che fare?

Essere in grado di vivere e suscitare EMOZIONI che non sapevamo di poter provare, trovare, far emergere l'immaginario, via d'accesso privilegiata all'inconscio, grande forza in grado di generare capacità straordinarie di rapportarsi con sé, con gli altri, con il mondo, atti d'eroismo per vivere e sopravvivere con autentica passione...

Continuare sarebbe semplice, ma vorrei farlo insieme
Poniamoci alcune domande:

Con quali eroi  ci identifichiamo? Noi siamo eroi? I nostri ragazzi mostrano eroismo?

IN che misura un educatore può diventare un eroe o un modello sano o un adulto di riferimento per questi adulti precocizzati, per i nostri giovani così integralmente ingenui?

Quante domande

Classidra per dirla con Calvino, la classe, un nuovo- vecchio mondo in una scuola statica ed immutabile che ogni anno incredibilmente si riempie di fermento innovativo, occhi che scrutano, mani che cercano, sguardi complici ed emozionati, implicite domande ed esplicite reazioni...poi...tutto si trasforma in grigia monotonia e ripetitività.
Il disagio e la vita di relazione in un mondo classe… quale ricetta?
Sarebbe interessante avere risposte e certezze, non è così.
 Quante strategie, occhi per osservare e capire, capacità relazionale per includere, autorevolezza per gestire, professionalità specifica per intraprendere, di fronte un’ orchestra di suoni tutti diversi da registrare e da far emergere in assolo  e in gruppo, che bella musica sarebbe ( un numero limitato  di tasti si può suonare, direbbe Novecento, mitico e leggendario personaggio di Baricco), ma non facile da suonare, urge trovare la strada giusta, sicuramente non una ma molte e diverse, quelle vie che sanno suscitare EMOZIONI che non sapevamo di poter provare, che rimandano e fondano le radici nell'immaginario, via d'accesso all'inconscio, grande forza creatrice che genera modalità di rapportarsi con sé, con gli altri con il il mondo. Vie che includono eroismo e che prevedono innovazione ed emozioni forti...
A voi dunque la domanda: NOI SIAMO EROI?
In che misura un educatore può diventare un eroe o un modello sano o un adulto di riferimento per questi adulti precocizzati, per i ragazzi di oggi, con quali modalità rapportarsi ed essere credibilmente autentici ?

mercoledì 23 aprile 2014

Ieri / oggi

  Rivedo la mia noia di allora nelle aule, negli sguardi, nell'incapacità dei colleghi di essere puntuali, propositivi, motivanti, accattivanti sopra ogni aspettativa, mi appare costantemente ogni giorno.
Una volta in aula, ricordo, cercavo sguardi complici rincorrevo sorrisi maliziosi nella golosità di un'intesa che spesso non trovavo o incontravo in chi era ben lontano, diverso da me.
L'ingresso del professore, non certo prof., era solenne ed annoiato, subdolo ed inquietante, spesso ripetitivo ed identico in quei lunghi mesi di tedio, sempre uguali, senza scintille, dovere privo di piacere, rigore senza ironia, grigio fumo contro l'allegria che ti soffoca dentro, precipitata in un baratro da cui potrà riemergere solo alla fine delle lezioni.
La lezione dunque, cosa si intende con questa parola? Ammaestramento o indottrinamento, compiacimento o narcisismo, forse né l'uno, né l'altro, cosa allora?
Vorrei domandare ai ragazzi come vorreste si svolgesse una lezione
vorrei domandare ai docenti come vorresti si svolgesse una lezione
vorrei domandare ai genitori cosa pensate che sia una lezione
Vorrei essere invisibilmente nascosta per scrutare e maggiormente comprendere,  rasentando i muri della scuola, ascoltando le  grida spesso secche e furiose che riecheggiano oltre i muri una domanda sorge spontanea,dove siamo? Non sembrano   momenti formativi ma un ... ri-formatorio non nel senso di ambiente da riformare o che riforma si intende.
Come vorrei che la scuola fosse un faro illuminante per tutti, un indicatore di direzione, un costante raggio orientatore, discreto ed attendibile